Il grandangolo nel cinema: una lente che non può mancare

Il grandangolo nel cinema: una lente che non può mancare

La scelta delle lunghezze focali da utilizzare durante la fase di ripresa di un film viene studiata in maniera attenta e precisa. Questo perché ogni obiettivo, anche se a volte non ce ne rendiamo conto, ha delle caratteristiche che generano nello spettatore sensazioni diverse e particolari.
In questo articolo vi parliamo del grandangolo. Ci piace vedere gli effetti del suo utilizzo in una pellicola cinematografica ed è una tipologia di lente che usiamo spesso nei nostri lavori.

Prima di tutto: cos’è un grandangolo?

Un grandangolo è una tipologia di obiettivo utilizzato nel cinema, nel video e nella fotografia. Si definiscono “grandangolari” tutte quelle lunghezze focali che vanno all’incirca da un 14 mm fino ad un 40 mm.
Queste ottiche hanno un angolo di ripresa più ampio rispetto alle altre e spesso vengono utilizzate per riprendere grandi soggetti, anche se sono numerosi i registi e i fotografi che ne fanno un utilizzo creativo.

Quale contributo può portare una lente grandangolare ad una pellicola cinematografica? 4 film per 4 diverse risposte

Come abbiamo anticipato, la scelta di una lente per girare un prodotto video è dettata da diverse motivazioni. Abbiamo deciso di raccontarvi alcuni aspetti di 4 film in cui i registi volevano comunicarci qualcosa di particolare, e potevano farlo solamente utilizzando lenti grandangolari. Ovviamente, come per il nostro articolo in cui vi parliamo della luce naturale, abbiamo scelto 4 film che ci sono piaciuti davvero molto!

Roma

“Roma”, film del 2018 del regista Alfonso Cuarón, è ambientato nel quartiere “Roma” di Città del Messico. Una delle caratteristiche più significative del film è la ricostruzione maniacale delle location dove si svolge la storia di Cleo, la dolce protagonista. Il film è molto descrittivo e ricco di elementi caratteristici degli anni 70, molto cari al regista. L’ambiente è una componente fondamentale della pellicola e viene esaltato da scene panoramiche, carrellate laterali e inquadrature statiche molto lunghe. Il regista, quindi, aveva bisogno di lenti grandangolari per poter mostrare al meglio i luoghi tanto amati.
Cuarón, però, voleva mostrare le location senza avere distorsioni ai bordi dell’immagine (una caratteristica che a volte può non piacere a chi utilizza un grandangolo). Come fare?
Per ovviare a questo problema in Roma, sono state utilizzate macchine da presa Arri Alexa 65 che sono un medio formato. Una camera medio formato è caratterizzata da un sensore più grande rispetto alle altre tipologie (come ad esempio il Full frame, Super35 o l’APSC) e genera quindi un effetto contrario a quello di questi ultimi.
Infatti, alle ottiche che vengono montate in camere medio formato viene applicato un fattore di crop al contrario e così, ad esempio, un classico 50mm diventa all’incirca un 25 mm.
In questo modo si possono ottenere le stesse proprietà ottiche di un 50mm (come l’assenza delle distorsioni ai bordi) avendo però un angolo di campo pari a quelle di un grandangolo come il 25mm.
In poche parole, possiamo mostrare al meglio le location che vediamo in un film senza avere troppa distorsione.

Blade Runner 2049

Il film “Blade Runner 2049” di Denis Villeneuve presenta moltissime inquadrature molto ampie, dove l’utilizzo del grandangolo è fondamentale. Questo film ci ha colpito particolarmente perché è riuscito a creare un contrasto importante tra gli spazi ampi che vengono mostrati e la sensazione di soffocamento ed insicurezza che lo spettatore prova guardandolo (come non citare, ad esempio, la scena in cui l’agente K cammina nel deserto?). Com’è stato possibile tutto ciò?
In questa scena in particolare, non ci è possibile vedere la linea dell’orizzonte. Questa scelta non ci permette di capire quali siano le sorti di quel mondo. L’ambiente e le location del film vengono raffigurate in maniera chiara, ma il soggetto appare spesso piccolo in confronto ad essi.
Anche negli spazi interni, ad esempio nelle parti in cui l’agente K entra nella sede della Wallace Industries, il personaggio viene spesso tenuto al centro della scena, circondato da architetture molto imponenti e simmetriche, che trasmettono un’idea di ordine perfetto e di nobiltà, di grandezza. Contribuisce anche l’utilizzo di una fotografia composta da luci molto forti e “dure”, con colori tendenti al giallo e all’oro.
La combinazione di tecnica, sapienza registica e la scelta di scenografie imponenti e ricercate ci ha davvero colpito durante la visione di questo film.

Lanterne rosse

Come abbiamo visto, ci sono film in cui l’ambiente viene utilizzato sapientemente per trasmettere un particolare messaggio, positivo o negativo che sia. In queste situazioni spesso diventa fondamentale l’utilizzo del grandangolo. Così è stato per “Lanterne rosse” di Zhang Yimou del 1991.
(SPOILER ALERT!)
La protagonista di questa storia, a causa di problemi familiari, decide di diventare la concubina di un ricco signore. La ragazza è impotente davanti al destino che le si profila.
In questa pellicola gli elementi scenografici assumono un valore assai importante. Il castello in cui è costretta a vivere viene evidenziato da linee orizzontali e verticali disposte in perfetta simmetria, ponendo la protagonista al centro. Questo genera un senso di claustrofobia e prigionia, sensazioni provate sia dalla protagonista, sia da chi guarda.
Alla fine del film la donna, impazzita per aver assistito all’omicidio di un’altra concubina, si aggira per il cortile del castello. Le ultime scene sono fondamentali: mentre il campo si allarga, e l’inquadratura passa da un primo piano sulla ragazza ad un campo lungo, l’ambiente occupa sempre più spazio all’interno della scena, diventando sempre più oppressivo.
Diventa ancora più chiaro che la ragazza non ha alcuna via di fuga.
Ecco cosa intendiamo quando parliamo di ambiente che diventa co-protagonista!

The tree of life

Ci sarebbero tantissime cose da dire su questa pellicola e sul regista che l’ha diretta.
Terrence Malick è un regista che nella maggioranza dei suoi film utilizza ottiche grandangolari. Con il procedere della sua carriera ha instaurato una collaborazione con il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, il quale sceglie di girare spesso i suoi film con luce naturale.
Anche in questo film è fortemente presente l’uso di inquadrature grandangolari. Queste fanno in modo che noi spettatori ci sentiamo coinvolti nelle vicende della famiglia protagonista. Sono numerosi i take dove la macchina da presa si avvicina molto ai soggetti, quasi come se volesse farci entrare in contatto con essi e renderci partecipi al 100% della scena che stiamo vedendo.
The tree of life è un film che ci ha semplicemente incantato. Sicuramente dedicheremo a Malick un intero articolo.

Nel Cinema, mondo che amiamo e che non smetterà mai di affascinarci, molti sono gli elementi che contribuiscono alla resa finale di un film: la storia, le emozioni che ci evoca, la tecnica di realizzazione…

Scegliere una lente essendo consapevoli degli effetti che questa avrà sullo spettatore ci permette di avere una possibilità in più per arrivare al cuore di chi guarda.
Il grandangolo è solamente uno dei numerosi mezzi che aiutano a creare film e prodotti video e fotografici creativi, artistici e sperimentali. Ovviamente, entra in gioco anche l’aspetto del gusto personale.

E voi cosa ne pensate al riguardo?

Grazie per la lettura!

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