Il piano sequenza, le differenze del long take, e i suoi effetti nello spettatore

Il piano sequenza, le differenze del long take, e i suoi effetti nello spettatore

Era da molto che volevamo condividere con voi una delle nostre tecniche cinematografiche preferite, e finalmente è arrivato il momento di parlare del piano sequenza

Che cos’è? Quali sono gli effetti che genera nello spettatore? Quali sono gli accorgimenti tecnici che determinano la buona riuscita di un piano sequenza? Abbiamo risposto a queste domande e scritto alcune altre curiosità nei prossimi paragrafi. Buona lettura!

Piano sequenza: di cosa si tratta?

Facciamo un passo indietro e cominciamo con delle premesse per spiegare in maniera accurata alcuni termini: durante la visione di un film (o di un cortometraggio, un video, ecc) una specifica parte della storia che viene raccontata e composta da diverse inquadrature si chiama scena. Più scene formano una sequenza narrativa. Ecco quando si parla quindi di piano sequenza: quando un’unica ripresa, senza alcun taglio o interruzione, mostra più scene. Quell’unica ripresa si prende l’onere di raccontare più situazioni con un cambio di piani, inquadrature e addirittura di location! 

Long take VS piano sequenza

Un altro termine che potrebbe essere scambiato per un piano sequenza è il long take

Nel long take il regista o l’operatore si soffermano per diversi minuti/ore su una determinata parte della scena, mentre il p.s. descrive più scene, o addirittura più sequenze.

Basti pensare a “Birdman – o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza”, dove il soggetto viene costantemente ripreso mentre esce dal palco, si dirige nei camerini o fuori dal teatro e la macchina da presa lo riprende continuamente attraverso piani sequenza. Al contrario, un esempio di long take portato all’estremo è “Empire” di Andy Wharol il quale riprende in maniera statica la parte più alta dell’Empire State Building per circa otto ore.

A volte può creare confusione il fatto che il termine “long take” venga usato in inglese per indicare il piano sequenza, ma basta prestare attenzione a quello che si sta guardando e si capirà di cosa si tratta.

Esempio di un piano sequenza

007 Spectre, Sam Mendes, 2015

Esempio di un long Take

Fino all’ultimo respiro, Jean-Luc Godard, 1960

Gli accorgimenti e le note tecniche per poter realizzare un (gran bel) piano sequenza

Una volta capito di cosa si sta parlando, è subito comprensibile il lavoro che comporta la realizzazione di questa particolare tecnica cinematografica. Per una buona riuscita del piano sequenza, sono importanti alcune accortezze o tecniche in fase di produzione e post produzione.

Produzione: montaggio interno

Un’unica ripresa per mostrare diverse scene. Questo comporta inevitabilmente un susseguirsi di situazioni, dialoghi o location. Ed è qui che viene utilizzato il montaggio interno, il quale viene eseguito direttamente dalla macchina da presa. Come? Ci sono diversi esempi e diverse modalità. Prendiamo ad esempio il montaggio interno di un dialogo: questo può essere fatto attraverso movimenti di macchina o cambi di fuoco tra i vari soggetti, e questi solamente per citarne alcuni. Il montaggio interno è talvolta presente anche nei long take.

Post produzione: i tagli fantasma

I tagli fantasma sono degli escamotage per poter unire diversi piani sequenza e simularne così uno unico. Molti film infatti sono stati realizzati grazie a questa tecnica, come ad esempio “Nodo alla gola” Alfred Hitchcock o il più recente “1917” di Sam Mendes.

Di cosa si tratta? In fase di ripresa vengono effettuati specifici movimenti che permettono il taglio e l’unione in post produzione di due sequenze. Alcuni esempi possono essere il passaggio molto vicino alla macchina da presa di un personaggio, il cambio di location verso un ambiente molto più scuro o molto più chiaro, inquadrature molto mosse e confusionarie, per esempio in mezzo ad una folla, e via così.

Alcuni dei film più famosi (anche) per la presenza di piani sequenza:

QUARTO POTERE

Piano sequenza-Quarto Potere

Uno dei primi a fare uso della tecnica del piano sequenza fu Orson Welles negli anni ’40.

Questa fu poi teorizzata, “ufficializzata” dal critico André Bazin.

NODO ALLA GOLA

Piano sequenza-Rope

Hitchcock girò il film con l’uso di più piani sequenza “mascherati” con il passaggio degli attori davanti alla macchina da presa, per simularne uno unico.

Non potè farne uno soltanto perché all’epoca la durata delle bobine di pellicola non lo permettevano!

ARCA RUSSA

Piano sequenza-arca-russa

Sokurov nel 2002 decise di girare in unica sequenza l’intero film della durata di circa un’ora e mezza.

Riuscì a farlo archiviando il girato in tempo reale all’interno di appositi hard disk.

1917

Piano sequenza-1917

Il montatore Lee Smith ha lavorato 9 mesi a questo film e non ha voluto rivelare il numero di tagli fantasma effettuati.

Provate ad individuarli 🙂

I suoi effetti nello spettatore

Il motivo principale che porta a questa scelta è un maggiore coinvolgimento dello spettatore in quello che vede e nelle azioni dei personaggi ripresi. Infatti, gli attori agiscono in tempo reale (senza alcun taglio, rallentamento o velocizzazione) e ci sembra di accompagnarli nelle loro vicende, come se fossimo loro compagni di viaggio intangibili.

Sono molti i registi che hanno adottato questa tecnica per realizzare alcune sequenze dei loro film: Alfonso Cuarón per la scena iniziale di “Gravity”, Howard Hawks per la scena iniziale di “Scarface” del 1932, Michelangelo Antonioni in “Professione: Reporter” del 1975 o Ettore Scola per la scena iniziale di “Una giornata particolare” del 1977… In ogni caso per noi è sempre affascinante osservare il risultato del loro lavoro. 

E voi conoscevate già questa tecnica? Quali film vi hanno fatto scoprire la sua esistenza? Fatecelo sapere nei commenti.

Grazie per la lettura

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